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Gli archivi Rorschach di Berna. Intervista di Maria Fiorentino ad Alberto Peralta

Nell’occasione della I Giornata di Studio “Rorschach e Psicologia del Profondo” abbiamo invitato a Roma il Dr. Alberto Peralta, psicologo della Repubblica Dominicana, direttore degli American Rorschach Archives e grande studioso del Rorschach, al cui approfondimento si è dedicato anima e corpo per tutta la sua carriera, attraverso l’accumulazione minuziosa di ricerche, lavori e pubblicazioni.

In quell’occasione il Dr. Peralta tenne una conferenza sui rapporti fra Rorschach, Freud e Jung, e sulla validità dell’approccio psicoanalitico all’interpretazione del Rorschach.

Personalmente, come membro della segreteria scientifica dell’evento e avendo tradotto alcune delle sue presentazioni, ho avuto modo di trascorrere qualche giorno a contatto con questo appassionato studioso, rimanendo profondamente colpita e affascinata dalla sua preparazione e dallo sconfinato amore per la materia Rorschach che lo porta a girare il mondo alla costante ricerca di materiale e allo studio approfondito del lavoro e della vita di Hermann Rorschach. Ricordo bene, nei tre giorni che trascorse qui a Roma, che preferì passare ore nella biblioteca dell’Istituto a studiare e consultare testi e articoli sul Rorschach in ogni lingua e a discutere con noi delle caratteristiche del nostro metodo e dei nostri strumenti informatici, piuttosto che visitare il Colosseo.

Al termine di quella giornata, Maria Fiorentino, la responsabile del settore “Rorschach e Psicologia del Profondo” della Scuola Romana Rorschach, fece una breve intervista al Dottor Peralta, durante la quale si parlò della creazione degli Archivi Rorschach di Berna, della famiglia di Hermann Rorschach e dell’incontro di Peralta con una dei figli di Rorschach, Elizabeth.

Ecco il testo dell’intervista:

M. Fiorentino. Vorrei riallacciarmi alla dimensione storica, un fattore molto importante nella storia della psicologia per capire le vicende, i rapporti, la storia di certi concetti, come sono stati rintracciati testi e lettere. Volevo chiedere al Dr Peralta innanzitutto qualcosa sugli archivi Rorschach di Berna, poi volevo fargli una domanda sulla famiglia di Rorschach e sui suoi figli, perché in fondo noi rorschachisti abbiamo un rapporto con Hermann Rorschach che è un po’ diverso da quello che in genere si ha con un caposcuola. Io sento che con Hermann Rorschach c’è un fattore emotivo molto coinvolgente, ma anche una dimensione di fascinazione, di incantamento, forse perché Hermann Rorschach è stato un uomo particolare o per questa sua morte così precoce.

Alberto, intanto vorrei chiederti qualcosa sugli archivi Rorschach di Berna: come nascono, quando nascono e cosa contengono.

Alberto Peralta: Il pubblico italiano interessato al Rorschach ha un grande vantaggio, perché l’archivio Rorschach è in Svizzera, a Berna, vicino all’Italia. L’idea originale di creare questi archivi fu di Walter Morgenthaler, amico di Rorschach fin da tempi lontani, si conobbero infatti in un’ ospedale psichiatrico in cui lavoravano insieme e a lui dobbiamo la stessa pubblicazione di Psychodiagnostik. Rorschach infatti non trovava editori disposti a pubblicare il suo libro e fu Morgenthaler a risolvere il problema.

Morgenthaler si caratterizzava per avere una visione, quasi una preveggenza, del futuro ed ebbe l’idea di creare un centro per raccogliere il materiale esistente, tanto di natura scientifica quanto di natura personale sulla figura di Rorschach. Lo sviluppo degli archivi ha seguito un processo graduale. Il momento decisivo si è avuto quando era presidentessa della Società Internazionale Rorschach Marguerite Loosli Usteri. Verso il 1958 si costituì ufficialmente l’archivio Rorschach come una sezione della biblioteca dell’Università di Berna. La famiglia di Rorschach gradualmente concesse il materiale che era in suo possesso. Ellenberger ha contribuito enormemente a questo archivio, perché aveva raccolto molto materiale in vista della pubblicazione di una sua biografia su Rorschach. Ellenberger diede questo suo materiale a Bash. Questi, quando divenne presidente della Società Internazionale Rorschach, aumentò la collezione degli archivi e fu uno dei più strenui difensori dell’importanza di questa istituzione. Il volume citato prima più volte delle Opere minori di Rorschach è stato il risultato di questo enorme sforzo di Bash.

Dopo Bash possiamo dire che gli archivi ebbero un momento di fortuna avversa, non sono stati più curati. Nella biblioteca stessa ignoravano l’importanza di quello che avevano. Personalmente ho avuto il primo contatto con questo materiale quando, a metà degli anni ’80, ho visitato gli archivi di Berna. Mi presentai come uno sconosciuto, dicendo di essere interessato a vedere materiale sul Rorschach. Mi accompagnarono in uno scantinato, mostrandomi una collezione di libri e mi diedero una cassa contenente manoscritti e altro. La prima carta che presi era un formulario fatto a mano che ho decifrato con fatica, visto che era in tedesco. Poi mi resi conto che si trattava del referto dell’autopsia di Rorschach, fatta dopo il suo decesso causato da una peritonite. E non c’è dubbio che trovandomi tra le mani un materiale così importante rimasi molto emozionato.

Uno dei contributi più importanti di Exner è stato proprio la riattivazione di questi archivi. Nel 2001 si è creato poi un museo ed Exner convinse la famiglia di Rorschach, in particolare i figli, a dare tutto ciò che rimaneva in loro possesso per completare questi archivi. Un prodotto di questo materiale è stato il volume sulla corrispondenza di Rorschach che ho menzionato prima e che è stato pubblicato nel 2004.

Psychodiagnostik è stato pubblicato nel 1921, le Opere minori nel 1965, la corrispondenza nel 2004. Ci sono dunque grossi intervalli di tempo fra una pubblicazione e l’altra e c’è ancora molto materiale importante da pubblicare, tra cui i protocolli originali di Rorschach, il manoscritto originale di Psychodiagnostik, che era più ampio di quello che è stato pubblicato. Exner aveva espresso il desiderio di pubblicare tutto questo, purtroppo ora che è morto nulla sappiamo di questi suoi progetti.

M. Fiorentino: Bene, ora vorrei che tu ci raccontassi il tuo incontro con Elizabeth Rorschach, perchè mi hai detto delle cose molto interessanti ieri.

A. Peralta: nel 2000, quando è stato inaugurato il museo, furono invitati i figli di Rorschach, erano presenti anche il Dr. Parisi e la Dr. Pes. Il figlio Vadim non era intervenuto per motivi di salute. Da notare che il figlio è psichiatra come il padre, però non ha pubblicato nulla sulla prova Rorschach. La figlia Elizabeth si è dedicata allo studio delle lingue, e aveva più di 80 anni nel 2000, quando l’ho conosciuta. La signora mi ha raccontato molti dei suoi ricordi personali sul padre, aveva solo 5 anni quando lo perse. E’stato davvero emozionante ascoltarla raccontare di quando egli la teneva sulle ginocchia narrandole storie fantasiose. Rorschach non aveva bisogno di leggere favole perché le inventava lui stesso, come costruiva di sua mano i giocattoli per i figli.

Quando mi avvicinai a lei per parlarle e stringerle la mano, mi presentai come uno studioso della Repubblica Dominicana, ed Elizabeth Rorschach disse che voleva fare un viaggio proprio nella Repubblica Dominicana, il mio paese. E’ stato veramente un momento emozionante incontrare la discendenza diretta di Rorschach. Non c’è dubbio che il materiale raccolto in questi archivi sia molto importante per saperne di più sull’uomo Rorschach, colui che tutti amiamo senza averlo conosciuto di persona.

Purtroppo questi documenti sono vietati al pubblico, è finita l’epoca in cui ti davano la cassa di materiale in cui c’era anche il referto dell’autopsia di Rorschach. Speriamo di trovare in futuro un modo per far conoscere questi documenti a tutti coloro che sono interessati.

M.Fiorentino: Per concludere vorrei fare ad Alberto Peralta una domanda che avrei voluto fare a Ellenberger. C’è un passo nella biografia di Rorschach scritta da Ellenberger in cui lo studioso dice: “Hermann Rorschach sapeva come trasformare un mal di denti in una melodia, in una musica”. Io sono rimasta sempre affascinata da questa notizia: ma come faceva? Vorrei che tu, Alberto, ci aiutassi a capirne qualcosa di più.

A.Peralta: questa è un’idea presa direttamente dalla tesi di laurea in medicina di Rorschach. Bash, nell’epilogo da lui scritto alle Opere minori di Rorschach, paragonava la figura di Rorschach e quella di Jung, dicendo che i due erano entrambi interessati all’unione degli opposti. La possibilità di convertire un dolore di denti in una melodia è espressione della convinzione di Rorschach dell’unione tra i cinque sensi e della possibile trasposizione dall’uno all’altro. Un’esperienza dolorosa come il mal di denti, questo era un esempio tratto dalla sua vita, lo superava – o meglio, lo sublimava – in un’esperienza uditiva di qualcosa di gradevole. Rorschach parla nella sua tesi dell’esperienza della trasposizione di una percezione da un senso ad un altro.

E ritroviamo questa trasposizione percettiva in Psychodiagnostik , nel paragone fra introversivo ed extratensivo, poiché la percezione cinestesica è una percezione propriocettiva, mentre la percezione del colore è una percezione visiva esterna, ed egli era sempre stato interessato a trovare un’unione tra queste maniere diverse di percepire il mondo.

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