Nei testi che parlano della storia della nascita del Test di Rorschach si dice che H. Rorschach si sia basato, per lo sviluppo della sua idea, su di una tradizione ludica tedesca che consisteva appunto nel costruire macchie di inchiostro simmetriche piegando in due un foglio. Quella che viene chiamata ‘tradizione ludica tedesca’ è stata con molta probabilità iniziata da uno studioso poco noto in Italia: Justinus Kerner, medico e poeta, nato in una piccola città tedesca nel 1786, morto nel 1862. Nonostante sia poco conosciuto in Italia, è tenuto in grande considerazione nella tradizione letteraria tedesca: al centro della scuola poetica sveva, tardo-romantica, compose liriche e ballate gaie e fantasiose. È anche autore di romanzi Reiseschatten e di resoconti di casi psichiatrici da lui trattati, quali La veggente di Prevorst, considerata la sua opera più significativa. Si interessò di occultismo, spiritismo, mesmerismo costituendo una sorta di ponte tra la scienza e l’esoterismo.
Kerner è autore di un altro testo, Klecksographie, che riveste una grande importanza per chi si interessa al Test di Rorschach. Si tratta di un’opera pubblicata postuma (a destra il frontespizio), in cui si trovano alcune decine di macchie, ottenute piegando in due un foglio su cui erano state fatte cadere alcune gocce di inchiostro. Sotto ciascuna macchia Kerner inserisce una poesia, ispirata alle immagini evocate dalla macchia stessa. Questa creazione, a prima vista bizzarra, nasce da un interesse per un gioco che Kerner aveva fatto fin da ragazzo. Nella sua autobiografia egli racconta che da adolescente prendeva delle bacche di bosco, le metteva tra due fogli bianchi e le schiacciava, osservando poi il risultato di questo esperimento. Da adulto continua il gioco con un approccio più scientifico, nota che alcune macchie possono suggerire figure di uomini, di animali, etc, e che se fa cadere le gocce di inchiostro nel punto in cui il foglio viene poi piegato, le macchie diventano simmetriche. Dalla casualità si dipana quindi un percorso più mirato e Kerner inizia a scrivere poesie sotto le macchie che produce con l’inchiostro. All’epoca egli era una figura molto conosciuta in Germania: le sue composizioni vengono diffuse e incontrano molto successo. Fare macchie di inchiostro col foglio piegato in due diventa presto una moda – racconta Kerner nella sua autobiografia – e questo gioco diviene divertimento dei piccoli e disperazione dei maestri di scuola, afflitti da banchi e da alunni imbrattati di inchiostro.
Nell’ultima parte della sua vita Kerner riprende l’esperimento di costruzione di macchie (ne vediamo qui alcune). Nel 1855 muore sua moglie ed egli cade in una profonda depressione; per di più inizia a perdere la vista. Kerner racconta nella sua Autobiografia che, quando scriveva, non si accorgeva delle macchie d’inchiostro che gli cadevano dalla penna. Finito di scrivere, chiudeva il foglio e quando lo riapriva, il giorno dopo, trovava le macchie. In questo modo nasce dunque la Klecksographie, sicuramente letta da Jung (cui il libro La veggente di Prevorst aveva ispirato alcuni studi). Possiamo ipotizzare, con sufficiente attendibilità, che questo testo sia stato conosciuto anche da Hermann Rorschach.
Le macchie di quest’opera presentano spesso straordinarie somiglianze con le macchie scelte da Rorschach per comporre il suo Test. (si ringrazia la Dott.ssa Maria Fiorentino per il contributo)
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Interessante, soprattutto il riferimento alla tradizione ludica tedesca che , in fondo, non si discosta dai nostri giochi quando, bambini, sdraiati sul prato in montagna interpretavamo le forme delle nuvole nel cielo cercando di costruire delle storie che ne seguissero le trasformazioni. Certamente le poesie di Kerner attingevano all’inconscio profondo, così come le nostre storie erano frutto della nostra fantasia. Grazie per il momento di serenità che ho vissuto leggendo. Alessandra