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La Costa Concordia. Rorschach e ruoli di responsabilità.

Era forse possibile evitare la sciagura della Concordia se il comandante – prima di essere promosso e prima che gli venisse affidato  il comando di una nave da crociera -  fosse stato sottoposto, insieme alle prove selettive e alle valutazioni di prassi,  ad una psicodiagnosi completa e mirata che accertasse la sua capacità di tenuta nelle situazioni di emergenza, l’equilibrio della sua struttura psichica e l’attendibilità del suo esame di realtà.

Analizzando il modo in cui si sono svolti gli eventi, si configura l’ipotesi che l’errore umano che ha causato il disastro possa essere ascrivibile anche ad una negazione patologica (probabilmente di matrice narcisistica) del rischio, delle conseguenze e infine dell’entità della tragedia.

Lo svolgersi dei fatti, tutti i comportamenti tenuti dal comandante dal momento dell’impatto alle 24 ore successive, le registrazioni delle telefonate, che abbiamo potuto apprendere dai media, rivelano che non ci si trova di fronte a una persona che presenta una compromissione della capacità di intendere e di volere, il che si può evincere anche dai suoi vari, disperati tentativi di fornire agli inquirenti spiegazioni plausibili, ma rivelatesi  infondate.

Nella scelta del personale con ruoli di grande  responsabilità è necessario prendere in esame non soltanto le caratteristiche professionali, ma fare anche una valutazione della struttura psichica,  perché esistono delle psicopatologie che non emergono in modo eclatante nel comportamento quotidiano ma che, paradossalmente, si rivelano proprio nella gestione del ruolo ed in circostanze stressanti. Storicamente patologie più o meno silenti si sono espresse in tutta la loro gravità quando  è stato conferito  un potere su altri esseri umani (realtà che tutti noi abbiamo tragicamente conosciuto attraverso i comportamenti di numerosi dittatori). In questi casi la pulsione distruttiva emerge,  dilagando in modo inarrestabile.

Una psicodiagnosi Rorschach svolta su soggetti candidati a ruoli di elevata responsabilità può rivestire  un grande valore di prevenzione.

La Scuola Romana Rorschach ha collaborato con lo Stato Maggiore dell’Esercito Italiano nella valutazione delle caratteristiche di personalità dei soldati dei Corpi Speciali, individui che operano in condizioni estreme, chiamati a rischiare  la propria e l’altrui vita. Proprio in virtù di questa importante esperienza ribadiamo la centralità dell’uso delle Macchie di Inchiostro nei processi di selezione.

Affidare compiti e mansioni di alta responsabilità a persone non idonee può creare, come dimostrato dal caso in questione, da un lato danni gravissimi alla società e dall’altro determinare, in chi crolla sotto il peso di un ruolo che non ha potuto gestire, la compromissione di un’intera esistenza ed il peso di una tragica negatività.

La caratteristica peculiare della psicodiagnosi attraverso l’uso del Reattivo di Rorschach, infatti, è particolarmente utile proprio per indagare a fondo personalità intelligenti ed evolute i cui nuclei psicopatologici non sempre emergono nel contesto di colloqui selettivi, di questionari  e ai test strutturati di personalità.

Salvatore Parisi e Maria Fiorentino

 

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Comments

  1. andrea says:

    Purtroppo la marina mercantile non applica i rigorsi criteri selettivi adottati in ambito militare, per non parlare poi dei criteri prevalentemente clientelistici, lobbistici, politici o legati ad altri interessi particolari, che determinano la scelta di figure apicali nei più disparati settori.

    Andrea

  2. Pasquale Montalto says:

    Le tragedie lasciano una traccia, positiva o negativa, non solo in chi le commette ma anche in chi le vede attraverso i mass media, che poi vanno a sedimentarsi a livello soggettivo. La prima volta che ho sentito in TV la telefonata tra il comandante della nave e dell’altro capitano, non ho potuto che considerare deplorevole il comportamento del comandante della nave, perchè la nave non si abbandona mai e chi comanda dev’essere l’ultimo a dover lasciare il posto di comando. Impressionante parimenti è stato il timbro della voce, l’ordine impartito in modo assoluto, l’uso di parolacce, anticipazioni di risposte … dell’altro comandante. Per Schettino non ci sono attenuanti, ma l’altro ha diritto alla nostra comprensione. Dobbiamo capire la complessità delle situazioni. Allora mi chiedo se l’altro comandante che ha agito sul comandante della nave, se lui avesse fatto la valutazione del Rorschach, o dovremmo proporla anche a lui. Concordo che tutti coloro che occupano posti di responsabilità e di alto stress psicologico dovrebbero preventivamente essere sottoposti a indagini complete degli aspetti profondi di risposta emotiva e razionale della loro personalità. E il Rorschach è sicuramente il Test di eccellenza per fornire informazioni certe sulla stabilità di chi deve guidarci. Cordialità e grazie per ciò che voi fate a vantaggio di tutti. Non potrò aderire all’invito di incontro per questioni di distanza chilometrica, ma leggo sempre con attenzioni i vostri scritti.

  3. Con il massimo rispetto per l’opinione che precede questa mia e che, in qualche modo, deplora anche il tono “il timbro” e le espressioni dal Comandante della Capitaneria di Livorno, dico la mia.
    La situazione che appariva agli occhi di quest’ultimo ufficiale era quella della tragedia: una morte già comunicata, la nave che minaccia di andare ancora più a fondo, le scialppe che non riescono a scendere a mare, il comportamento del comandante Schettino che non necessita di commenti, la possibilità che si ingigantisse la portata del dramma, la mancata comunicazione a quella capitaneria di quanto era già accaduto ed era stato consumato in condotta non pertinente. Se alla “superficialità” (è solo un eufemismo ovviamente) di Schettino fa riscontro finalmente il rigore necessario, l’autorevolezza di chi in quel momento aveva avuto il passaggio del comando delle operazioni…e che si trova costretto a suggerire, da lontano (sic!) il percorso di ritorno alla nave controcorrente all’altro ufficiale…beh non deve fare scandalo. Risposte inevase o anticipate dall’altro? Non si stavano trasmetterndo direttive ordinarie, tranquille e soprattutto con un interlocutore al momento valido (il buio…sto dirigendo i soccorsi da qui…lei deve capire). Il Rorschach forse avrebbe fatto vedere travi negli occhi a fronte di frustoli insignificanti. Saluti

  4. Oscar says:

    Interessante l’articolo, molto condivisibile, pero non dobbiamo cadere in un’analisi superficiale lontane dalle dinamiche particolari che l’ambiente marittimo di lavoro comporta. Essendo anch’io un comandante di navi mercantili riconosco gravissimi errori che sono occorsi in questa vicenda, però non dobbiamo dimenticare che le comunicazioni che abbiamo sentito sono solo le testimonianze dei superstiti, che poco conoscano le procedure tecniche e la famosa telefonata dell’ufficiale della capitaneria, magari anche lui sotto stress. Immedesimandomi nel comandante della Concordia la telefonata suona completamente diversa dalle interpretazioni fatte dalla maggior parte delle persone, riconosco che ordini perentori del militare sono altrettanto pronunciate da una persona inesperta, perciò egli è obbligato ad ascoltarlo senza reagire per non incorrere in altri guai legali, cosciente di essere una persona persa, si sente ancora ordinare cose insensate che vengono da una logica militare non applicabile in questo caso. Tutti in un modo o l’altro hanno minimizzato la situazione, uno negando l’evidenza e l’altro forse abituato a trattare solo emergenze minori. Nei fatti come forse nessuno ha evidenziato almeno dai mass-media che l’evacuazione della Concordia è stata completata solo con i propri mezzi e l’aiuto dei soccorsi esterni del tutto irrilevante pressoché completato in un’ora, l’elicottero che è arrivato credo sia stato anche allontanato perché avrebbe dato noia alle operazioni, l’unico recupero che ha fatto è stato di giorno per l’infortunato.

  5. nadia says:

    Ma il contesto dove sta? In tutti i discorsi, fin qui fatti, è piuttosto sfumato. Eppure rispetto alla responsabilità personali, di questo o quell’altro attore, un peso importante ce lo ha. Che ce ne facciamo della compiacenza diffusa a questa usanza dell’inchino? A “partire” da quella della Compagnia Costa? Un “partire” per modo di dire. Non sono forse il brivido del pericolo e la presunta magnificenza rispetto a questo che vengono sollecitate e accolte? Mi vengono in mente i giochi al Colosseo ai tempi degli antichi Romani (volutamente paradossale il caso). Dovremmo forse dire che i Romani purtroppo non conoscevano e non usavano test di personalità? Schettino è la punta di un iceberg culturale. E’ legittimo prendersela con lui, ma la catena dei responsabili (non legalmente perseguibili, probabilmente, ma culturalmente sì), direi, è piuttosto lunga. Non è un caso che ci si appresti al Governo, solo ora, a varare norme più severe al riguardo degli avvicinamenti delle navi alle coste. Da alcuni articoli di giornale, emergono anche voci su una Capitaneria, impotente/connivente, nei confronti di queste usanze. E’ più facile, da quanto si scrive, che ripieghi nel perseguire più il piccolo natante, che non la grande imbarcazione. Più il singolo privato, che non le grandi compagnie. Da questo terribile evento spero che ne trarremo tutti una maggiore competenza entro i fenomeni di convivenza.

  6. rosalba anfosso boscolo says:

    Le considerazioni circa le modalità della selezione del personale di Costa Crociere sono state il primo pensiero come psicoterapeuta “attempata”.
    La valutazione clinica della prima intervista al comandande della Concordia è apparsa subito “ad un occhio clinico esperto” come inquadrabile in un “disturbo di personalità”.
    L’ evidente imbarazzo, la difficoltà esplicativa, le gravi manifestazioni di insicurezza (vari tics espressivi) ed il grossolano tentativo di giustificare il proprio operato, non possono essere solamente frutto del trauma ancora in corso ma di un mancato equilibrio di personalità che in una persona che riveste un così responsabile incarico non dovrebbe esistere.
    Mi chiedo come sia possibile che una Compagna di Crociera come la Costa non abbia un team di psicologi esperti in questo settore. Non posso pensare che la Costa consideri come unico elemento di valutazione le ore trascorse su una nave piuttosto che la capicità di risposta emotiva e reattivo-razionale.
    rosalba boscolo

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