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La potenza visiva delle Macchie di Hermann Rorschach

Ci eravamo lasciati con l’articolo che elogiava l’iniziativa del doodle di Google in occasione dell’anniversario della nascita di Hermann Rorschach e la scelta di utilizzare per questo piuttosto che le macchie originali, una serie di macchie casuali create ad hoc.

Evidentemente il doodle di “Big G” ha rimesso in moto la curiosità e l’interesse delle categorie di professionisti più disparate per degli stimoli visivamente potenti quali le Tavole elaborate da Hermann Rorschach.

Infatti in poco più di un mese le abbiamo viste comparire in televisione in uno sketch comico a “Zelig”, utilizzate a Piazza del Popolo dal tale “mentalista” Francesco Tesei, presentate da Massimo Picozzi a proposito degli strumenti somministrati alla signora Franzoni in “Quarto Grado” e soltanto l’altro giorno sul sito del canale satellitare Fox Crime come esercizio nel caso di una selezione.

Innumerevoli sono state le iniziative ricondotte alle Macchie Rorschach,  in particolare ci viene alla mente la galleria fotografica di Repubblica su immagini artistiche con corpi nudi disposti a mò di stimolo Rorschach.

Non più tardi del 2007  Alessandra Minutoli montava grazie alle segnalazioni del forum del sito dell’Istituto un video di ben 20 minuti, il noto CineRorschach, con varie scene cinematografiche, di serie tv e cartoni dal 1948 al 2007 in cui compariva la situazione di somministrazione di Macchie di Inchiostro, a testimonianza di quanto il test abbia sempre influenzato l’immaginario collettivo, nonostante gli innumerevoli e sempre presenti detrattori dello strumento.

Negli ultimi anni abbiamo avuto conferma di  quanto le Macchie elaborate da Rorschach rappresentino degli stimoli di una tale forza visiva da interessare grafici, designer e pubblicitari. Abbiamo trovato le Tavole pubblicate sulla carta da parati, o sulle fodere dei divani, nelle pubblicità di programmi televisivi o nelle locandine di film.

Ovviamente possiamo rivolgere un giusto biasimo al nostro Ordine Professionale che non si è mai adoperato per proteggere uno strumento della professione psicologica molto importante, mai pienamente riconosciuto come tale e mai introdotto come si dovrebbe nelle nostre Università.

Quello che però non si è mai realmente inteso è che il patrimonio dell’opera di Hermann Rorschach non consiste tanto negli stimoli che esso ci ha lasciato, stimoli per i quali tutti noi rorschachisti nutriamo un amore ed un rispetto profondo, ma nella metodologia di codifica delle interpretazioni di queste macchie, applicabile come lo stesso sostiene nella sua opera Psychodiagnostik a qualunque elemento visivo non strutturato purché simmetrico.

Non si sfugge alla dinamica proiettiva delle Macchie d’Inchiostro e questo lo sanno bene i tanti soci ed allievi del nostro Istituto abituati al lavoro certosino e ossessivo di raccolta di tutte le reazioni del soggetto alle Tavole, per cui possono preoccupare gli psicodiagnosti fino ad un certo punto gli innumerevoli articoli su Internet sulle risposte “giuste” da dare al Test.

Dalla nostra abbiamo anche che se gli stimoli originali del Rorschach diventano sempre più popolari e possono perdere forza per quel che riguarda la loro capacità investigativa perché rintracciabili ormai in ogni dove nel web, la Scuola ha messo a punto una Serie Parallela ideale che propone le stesse caratteristiche delle Macchie Originali con stimoli diversi, in modo da non disperdere 80 anni di studi su questo straordinario strumento.

Insomma ancora oggi dopo 76 anni di lavoro, per parafrasare una nota prassi araldica francese, volta ad assicurare la garanzia di continuità del regno,  ed ironizzando su quanto ogni tanto si sente affermare da certi nuovi avventori pseudoluminari delle scienze psichiche ci sentiamo di dire con forza:

“Il Rorschach è morto! Viva il Rorschach!!!”

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