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Le origini misteriose del Rorschach

Queste riflessioni sulla genesi del Rorschach vengono da lontano, vengono da una lunga collaborazione con la Scuola Romana Rorschach, vengono da un’antica amicizia con Parisi e Pes, vengono dall’intreccio di  due grandi passioni di chi scrive: la psicoanalisi e il Rorschach. Nel corso degli anni la cultura psicodinamica del Rorschach ha raggiunto traguardi sempre più significativi, sia nel settore della clinica che in quello della ricerca. Il settore da me curato Rorschach e Psicologia del Profondo,  presente all’interno della Scuola e  sul sito,  ha superato i dieci anni di vita, periodo in cui sono state organizzati Giornate di Studio, seminari, workshop, incontri con colleghi  e  ricerche. L’orizzonte dell’interpretazione psicoanalitica del Rorschach si è ampliato,   ponendo l’interpretazione junghiana accanto alla lettura freudiana della Prova Rorschach. Questo articolo è il primo di una lunga serie di contributi che gli appassionati e gli studenti troveranno all’interno del settore,  rinnovato ed arricchito,  dedicato ad una dimensione importante del metodo della Scuola Romana Rorschach, la Psicologia del Profondo.

Hermann Rorschach era un uomo di genio e, come spesso accade alle persone geniali,  era  un individuo profondamente inquieto e dispersivo  che,  al di fuori della sua Opera, ha lasciato poche tracce di sé. Nel 1913, ad esempio,   egli  intraprese un cambiamento  radicale  che lo portò  a decidere di stabilirsi in Russia per poi – dopo alcuni mesi -  ritornare di nuovo in Svizzera. Le motivazioni di una decisione così importante rimangono sconosciute.   Sappiamo poco della  vita di Rorschach  e sulle circostanze del suo lavoro:  egli  non ha lasciato  una documentazione sulla genesi del suo test e, in particolare,  sulle serie di Macchie precedenti quelle definitive che lo studioso utilizzò nel corso delle sue sperimentazioni.

La Prova Rorschach presenta  una nascita per noi misteriosa e poco sappiamo anche delle ricerche condotte dallo studioso tra il 1917 e il 1919, durante la stesura di Psychodiagnostik.  Sono rimaste solo poche Tavole di alcune serie di prototipi, che si trovano ora nell’archivio Rorschach di Berna.

La documentazione sulla fase iniziale del test è scarna:  sappiamo che nel 1911  Rorschach somministrò uno dei suoi primi prototipi, insieme al Reattivo di Associazione Verbale  di Jung, agli scolari di Althau, allievi del suo ex compagno di scuola Konrad Gehring. Un esperimento complesso, attuato in diverse fasi, ma il cui materiale è andato perso, perché lo studioso  non pensò mai di pubblicarne i risultati.  Possiamo dire che Rorschach ebbe un rapporto ambivalente con le  Macchie da lui stesso costruite: dopo le esperienze iniziali, svolte nel periodo 1911-1912,  vi fu un lungo intervallo in cui lo psichiatra si dedicò  ad altri lavori ed interessi, in particolare lo studio di alcune sette religiose svizzere,  per poi riprendere la sperimentazione  nel 1917,  su sollecitazione di Eugen Bleuler.

Secondo Ellenberger,  mentre a livello conscio H.Rorschach si interessava di psicoanalisi e di sette religiose, il suo inconscio stava seguendo un percorso diverso che sarebbe poi culminato nella stesura di Psychodiagnostik 1).  Lo studioso  non fu  mai consapevole fino in fondo del valore del suo test, pensava che i suoi studi sulle sette sarebbero stati  la sua opera più importante.

Secondo quanto riportano G.Römer ed E.Oberholzer,  Rorschach somministrava ai pazienti  di Herisau -  l’ospedale psichiatrico  dove  lavorava -  insieme alla sua serie di Macchie, anche un altro suo test composto di tre disegni: un gatto di colore verde, una rana rossa ed un boscaiolo con un’ascia in mano. Ma anche  di ciò non è rimasta traccia. Questa notizia ci dice comunque quanto egli fosse interessato a quelli che noi ora chiamiamo test proiettivi, ma che all’epoca rappresentavano un fatto del tutto nuovo.

Lo studioso svizzero aveva avuto il presentimento di un destino particolare attraverso un sogno che aveva fatto dopo aver assistito alla  prima autopsia del suo corso  di medicina. Egli sognò di vedere il proprio cervello tagliato in sezioni trasversali e di percepire come  queste cadessero giù, una dopo l’altra, proprio come egli aveva osservato durante l’esame autoptico all’università. Il sogno fu accompagnato da sensazioni fisiche molto forti. Ellenberger  2) sostiene che quello fu uno Schicksaaltraum, ovvero un sogno premonitore di una vicenda umana tragica e straordinaria nello stesso tempo. Se pensiamo alla sua morte precoce, sopraggiunta  poco dopo aver creato uno strumento di indagine  e diagnosi psicologica unico nel suo genere, quel sogno diviene un simbolo  denso di significati.

Una figura importante nella formazione di H.Rorschach fu Eugen Bleuler, il direttore dell’ospedale psichiatrico di Zurigo, il Burghölzli, che in quegli anni  era  un luogo di eccellenza, sia per la ricerca che per la clinica. Bleuler  aveva introdotto il pensiero di  Freud in Svizzera,  aveva promosso la ricerca con il Reattivo di Associazione Verbale a cui lavorò Jung negli anni dal 1904 al 1909 e, tra l’altro,  fu il relatore della tesi di specializzazione in psichiatria del giovane Rorschach.

In una lettera del 1917 Bleuler informò H. Rorschach che uno  studente del Burghözli, Szymon Hens, stava mettendo a punto una sperimentazione  con un test fatto con le  macchie ed invitò il suo ex allievo a riprendere gli esperimenti con le Macchie,  condotti anni prima. Il giovane psichiatra rispose positivamente alla richiesta del suo vecchio maestro e, nel giro di pochi anni – meno di tre – scrisse Psychodiagnostik, testo  pubblicato solo nel 1921 per problemi editoriali.

L’incontro con  Carl Gustav Jung – che era l’aiuto di Bleuler presso il Burghözli – fu particolarmente stimolante: Rorschach frequentò come studente di medicina  due corsi universitari tenuti da Jung nei semestri  1907-1908. Tra i due studiosi  si interpone una differenza di pochi anni: Jung nasce nel 1875,  Rorschach nel 1884. Questa piccola distanza temporale giocherà un ruolo importante nel loro rapporto, attivando,  probabilmente,  una dinamica di rivalità fraterna.

L’ipotesi che propongo 3)  è che in quei corsi universitari Jung abbia trattato  due argomenti che sarebbero diventati estremamente significativi per Hermann Rorschach: i  risultati della sperimentazione del  test di Associazione Verbale – che avevano portato Jung a formulare il concetto di complesso – e l’illustrazione  di un test,  la Klecksographie, di Justinus Kerner, titolo che può essere tradotto come Scrittura con le macchie. Per quanto riguarda il test di Jung,  è probabile  che Rorschach  abbia frequentato come tirocinante il  Burghölzli, l’ospedale psichiatrico, entrando in contatto con la sperimentazione del Reattivo di Jung – che si svolgeva all’interno del nosocomio -  e apprendendone la tecnica di somministrazione e valutazione. Tanto è vero che per validare le sue prime serie di Macchie egli utilizzava il Reattivo di Associazione Verbale.

Justinus Kerner, medico e poeta tedesco, era  un rappresentante della medicina romantica del primo ottocento e fu un autore  a cui Jung si sentì sempre molto vicino. La veggente di Prevorst  4) di J.Kerner  era un testo che Jung citò spesso nelle sue lezioni e nei suoi scritti. Kerner  può essere considerato come l’inventore di quel  gioco con le macchie di cui si è parlato in un articolo già pubblicato sul sito.

H. Rorschach introdusse cambiamenti significativi  rispetto alle macchie di Kerner: inserì il colore, rese più indefinite le macchie e infine  formulò un grande sistema per classificare le Risposte: la Siglatura.Suquesta base egli elaborò  un metodo per  formulare una psicodiagnosi valida per tutti gli individui,  normali e non.  Possiamo dire che se il lavoro di Kerner  può essere  stato un  punto di partenza per  H. Rorschach,   questi ha poi trasformato ogni cosa con la sua genialità, creando un sistema straordinario e insuperato.

Dobbiamo ora menzionare una coincidenza particolare:  il nome segreto che aveva ricevuto H. Rorschach quando era entrato nella confraternita dei ginnasiali nella scuola superiore di Zurigo era ‘Klecks’, un nome che in tedesco significa ‘macchia’. Gli antichi dicevano Nomen Omen, il nome è destino!

Ma anche Jung si dilettava  con questa tecnica delle macchie elaborata da Kerner. In una lettera del 1943 aFranziska  Baumgarten-Tramer Jung scrive: “…Le giungano i miei migliori ringraziamenti per l’amichevole invio del suo articolo ‘Sulla storia del Test di Rorschach’, che ho letto con piacere. Stimolato dalla Klecksographien di Justinus Kerner, già durante il  periodo della scuola superiore ho prodotto un’intera collezione di tali macchiografie, dal momento che queste formazioni irrazionali stimolavano l’attività della mia fantasia in un modo così fortunato da coinvolgermi spesso per tutto il giorno. Ecco perchè mi sono particolarmente divertito quando ho appreso che  Rorschach aveva applicato la stessa tecnica per individuare peculiarità psichiche,  il che è senza dubbio un’impresa fruttuosa…” 5).

L’incontro con Jung, dunque, si rivelò per il giovane Rorschach estremamente importante. Ma prima di parlare delle analogie che possiamo rintracciare tra  i test creati dai due studiosi, vorrei sottolineare alcune  affinità tra Jung e Rorschach come  psichiatri. Entrambi furono accomunati dall’esperienza clinica con gli psicotici, a differenza di Freud che lavorò sempre con i nevrotici. Per entrambi  l’approccio alla malattia mentale si fondava sull’osservazione e sull’attenzione partecipante. Jung individuò  per primo la presenza di un senso nei deliri degli psicotici,  Rorschach si fece promotore di un nuovo modello di psichiatria nelle strutture  dove lavorò: negli anni 1916-17 organizzò corsi di formazione per il personale infermieristico presso l’ospedale di Herisau, successivamente  nel  nosocomio di Münsterling preparò rappresentazioni teatrali con e per i pazienti,  promuovendo una situazione di struttura psichiatrica ‘aperta’ cinquant’ anni prima di Basaglia!

Possiamo dunque affermare che sia Jung che Rorschach sono stati,  oltre che teorici eminenti, anche grandi psichiatri,  profondamente innovativi nel campo della cura delle malattie mentali.

Torniamo ora alle affinità tra le due Prove. Il Reattivo di Jung è composto da un elenco di 100 parole-stimolo cui il paziente deve rispondere con la prima parola che gli viene in mente.  I  criteri principali per lo spoglio dei risultati sono: Tempo di Latenza, Perseverazione, Rifiuto, le associazioni di carattere  introverso  vengono scritte sulla sinistra del foglio dei computi, le associazioni di carattere  estroverso  sulla destra. Sono gli stessi criteri della Prova Rorschach e  del TVI.

Attraverso la sperimentazione con il suo Reattivo Jung  formulò il concetto di complesso:   una struttura psichica dotata di una forte carica affettiva che lega tra loro  rappresentazioni, pensieri, ricordi. Per Jung i complessi sono gli elementi che costituiscono la  psiche e rappresentano  la via regia per giungere all’inconscio.

La Teoria dei Complessi era ben nota ad H.Rorschach che,  in Psychodiagnostik,  definisce il concetto di Risposta Complessuale facendo esplicito riferimento agli esperimenti di C.G.Jung  ed utilizza spesso questo termine  sia nel corso della sua opera principale, che nel lavoro pubblicato postumo Sulla valutazione del test di interpretazione delle forme 6).

Il test di Associazione Verbale si basa su parole-stimolo che evocano configurazioni complessuali, il test di  Rorschach si basa sulla percezione di  Macchie senza forma. Queste posseggono un carattere evocativo che può rivelare configurazioni complessuali.

Nel test  di Associazione Verbale come nella prova Rorschach un indicatore diagnostico importante  sono le deviazioni da una norma.

Tra le due Prove esiste comunque una differenza fondamentale: il test di Jung si basa su di uno stimolo prevalentemente cognitivo, la parola;  la Prova  Rorschach si basa sulla percezione visiva e  sull’attivazione di immagini, può cioè evocare configurazioni   che si pongono lungo una linea di confine più vicina all’inconscio.

Quando Hermann Rorschach somministrava il Reattivo di Jung insieme alla propria serie di Macchie aveva un obiettivo ben preciso:  verificare con l’aiuto di un test  già tarato e verificato su migliaia di individui, la potenzialità psicodiagnostica della sua Prova. Ma se egli pensava che  il Reattivo di Associazione Verbale era in grado di dare una validazione al suo lavoro, ciò vuol dire che le due Prove avevano una sovrapponibilità sufficientemente  ampia, di cui Hermann Rorschach era ben consapevole. Egli non poté mai riconoscere ufficialmente  il grande debito che aveva nei confronti di Jung e del suo Reattivo perché il panorama scientifico della psicologia dinamica era in quegli anni attraversato da profondi conflitti tra diversi orientamenti psicoanalitici ed in particolare tra junghiani e freudiani. Rorschach nel 1919 aveva partecipato alla fondazione della Società Svizzera di Psicoanalisi e ne era diventato Vicepresidente. A quel punto il suo schieramento ufficiale non gli permise di assumere posizioni diverse da quelle dettate dall’ortodossia freudiana. La sua vicinanza a Jung rimase segreta e manifestata solo nelle lettere. E questo produsse una grande ambivalenza nel comportamento di Rorschach. in Psychodiagnostik  egli cita Jung diverse volte,  ma  sempre per differenziarsi, come se avesse bisogno di mettere una distanza. Tuttavia egli usa il termine complesso in una accezione più vicina a quella di Jung che non a quella di Freud, che usò questa definizione  solo per riferirsi al Complesso di Edipo e ai suoi correlati, il complesso di castrazione ed il complesso paterno.

In una lettera ad un collega  H.Rorschach parla della prossima pubblicazione di un libro di Jung:  “..comunque uscirà in un tempo molto  breve un libro di Jung sui Tipi Umani, sul quale ci si può appassionare.” 7).  Tipi umani era il titolo provvisorio dell’opera junghiana che poi sarebbe stata chiamata Tipi Psicologici,  ma come faceva Rorschach a conoscerlo? E’ probabile che ci sia stato un contatto, diretto o indiretto con Jung.

Nel gennaio 1922 Rorschach scrive a Georg Römer, suo amico, rorschachista  e psicoanalista freudiano:  “Il modo in cui si fa esperienza di qualcosa si modifica profondamente in rapporto all’umore. Di quanto possa variare il campo dell’esperienza riguardo la dilatazione e la coartazione non posso ancora dirlo […] In tali questioni io sono portato a pormi più vicino alle posizioni di Jung, il quale distingue un’attitudine della coscienza e un’attitudine dell’inconscio e sostiene che se la coscienza possiede un’attitudine estrovertita, l’attitudine dell’inconscio è complementare, e quindi introvertita” 8).  Questa lettera è la prova che H. Rorschach aveva letto Tipi Psicologici  (che tra l’altro viene pubblicato  nel 1921, lo stesso anno di Psychodiagnostik) e  ne testimonia l’onestà intellettuale: in tempi di contrapposizione tra freudiani e junghiani egli riconosce i meriti di Jung nell’unico modo che in quel periodo  gli era possibile, come posizione individuale e privata.

A questo punto possiamo delineare  alcune affinità tra Hermann Rorschach ed Ettore Majorana – il fisico del gruppo  di Enrico Fermi  - scomparso misteriosamente nel 1938. Entrambi avevano la stessa irrequietudine e la medesima dispersività delle loro opere. Majorana, ad esempio,   scriveva sui pacchetti di sigarette importanti formule di fisica, che poi finivano gettate via insieme al pacchetto vuoto. Lo scrittore Leonardo Sciascia – che ha dedicato un libro alla scomparsa del grande fisico italiano 9)  -  formula una teoria del genio precoce secondo cui  l’individuo geniale tenta di ritardare il compimento della propria opera (appartenga essa alla scienza, alla letteratura o all’arte) perché dopo di essa si affaccia,  inesorabile, la morte. E di questo il genio precoce ne è oscuramente consapevole, al punto di  cercare sottilmente di ritardare la realizzazione  del proprio lavoro, in un tentativo inconscio di dilatare il   tempo della vita. Così faceva Ettore Majorana, ma così fece anche Hermann Rorschach, che pubblicò il testo che lo avrebbe consegnato alla storia della scienza appena un anno prima di morire,  in modo improvviso, a trentasette anni. Si possono dire di Rorschach le stesse parole che utilizza Sciascia per descrivere il rapporto di Majorana  con la sua genialità: “Senza saperlo, senza averne coscienza, Majorana tenta di non fare quello che deve fare, quel che non può non fare. Direttamente e indirettamente […] sono Fermi e i ‘ragazzi di via Panisperna’ che lo costringono a fare qualcosa.” 10).  Nel caso delle Macchie  fu Bleuler a svolgere questo  ruolo di spinta, come se Rorschach, fino ad allora, avesse  esitato a compiere quel passo che lo avrebbe portato a varcare la soglia della fama, dell’immortalità  e della fine della sua vita.

Questi sono alcuni dei segni e delle tracce lasciate dal percorso misterioso e affascinante che Hermann Rorschach compì nel giro di  un decennio,  dai primi esperimenti con gli scolari fino alla pubblicazione di Psychodiagnostik, un testo che ha rivoluzionato il mondo della psicologia e della psicodiagnosi.

Note bibliografiche

  • Rorschach, H, (1921)  Psychodiagnostik, ed.it. 1981, Roma Edizioni Kappa
  • Ellenberger, H.  Vita di H. Rorschach, Bulletin of the Menninger  Clinic, 1954, 18, 5.
  • Fiorentino, M. Le origini misteriose del Rorschach: un confronto con il Reattivo di Associazione Verbale di C.G.Jung, relazione presentata alla III Giornata di Studio Rorschach e Psicologia del Profondo, Roma 18 ottobre 2008 in Atti, pubblicati nel settore Rorschach e Psicologia del Profondo del sito della SRR, a cura di M.Fiorentino.
  • Kerner, J, (1829) La veggente di Prevorst, ed. it.1972, Roma, Edizioni del Gattopardo.
  • Peralta, A., H. Rorschach e C.G.Jung, una relazione di reciproca ambivalenza, relazione presentata alla I Giornata di Studio Rorschach e Psicologia del Profondo, Roma 2006, in Atti della I Giornata di Studio, pubblicati nel settore Rorschach e Psicologia del Profondo del sito della SRR, a cura di M.Fiorentino.
  • Rorschach, H, Sulla valutazione del test di interpretazione delle forme pubblicato postumo da E. Oberholzer in Psychodiagnostik, op. cit.
  • Peralta, A. Op. cit.
  • Corrispondenza tra H.Rorschach e G.Römer, archivio Rorschach di Berna.
  • Sciascia, L.(1975)  La scomparsa di Majorana, Torino, Einaudi,
  • Ibidem, p. 24 S. Parisi, P. Pes (2003), Rortutor, Roma Centro H. Rorschach srl.

Maria Fiorentino, psicoanalista junghiana, docente Scuola Romana Rorschach, curatrice del settore Rorschach e Psicologia del Profondo

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