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Ma quale Rorschach e quali rorschachisti! Riflessioni su un uso improprio del Rorschach in ambito peritale

È notte e mi trovo a scrivere queste righe alla fine di una giornata molto deludente che porta con sé un profondo vissuto di delusione ed impotenza.

In questo periodo storico colmo di grave incertezza sociale e della Persona, in una condizione che ci porta a ricercare verità, evidenze, convinzioni, ruolo ed identità, anche la nostra professione risente di una sorta di esibizionismo, falsa certezza, arroganza dell’essere e del fare, e di quanto possa essere più rappresentativo del contesto in cui viviamo: presunzione e violenza.

Lavoro con i Tribunali, mi occupo di maltrattamento e abuso all’infanzia, e rifletto che questa frase sta diventando obsoleta, come se si fosse deteriorata con il tempo, un tempo che nel suo trascorrere ha trasformato un iniziale nobile intendimento di cura, protezione e apertura verso il futuro, in un percorso per soddisfare il proprio voyeurismo, potere, arroganza.

Sono sempre più i colleghi che, seppur spinti dalla necessità di lavorare, cavalcano il territorio giuridico inventandosi formazioni, ricette di verità ed illusioni per chi, non si sa perché, vuole imparare a tutelare i minori, a mettersi dalla parte del debole e ad acquisire un diritto/potere illusorio e giudicante.

Che scempio!

Fioriscono carte intestate ricche di arroganti competenze che nulla hanno a che vedere con il rispetto e la delicatezza con la quale è necessario ed imprescindibile accostarsi a questa professione: Perito – Consulente – Criminologo – Professionista Forense….!

Nell’ambito penale, civile e minorile, questi liberi professionisti, ma liberi soltanto dal vincolo dell’onestà e della correttezza, offrono ai Giudici interessanti tesi e soluzioni arrogandosi il diritto autodeterminato di valutare capacità genitoriali ed abusi dell’anima, prima che della verginità.

Gli strumenti utilizzati e le metodologie scelte per rispondere ad interrogativi che sulla carta si chiamano Quesiti  ma che per la Persona rappresentano il futuro, sono vari e spesso impiegati molto male: fra tutti campeggia il Test di Rorschach.

Il Rorschach è uno strumento puntuale, attento, profondo che deve essere utilizzato solo da chi ne ha la giusta competenza altrimenti rischia di essere assolutamente devastante. Viene spesso impiegato come elemento di verità incontrastato, come base e leva per soddisfare la propria alterigia, superbia e presunzione.

Somministrare il Rorschach dà potere, un potere che tende a schiacciare l’altro che si accosta inconsapevole a ciò che lo strumento può rivelare, ciò che ne deriva finisce spesso per essere  una condanna psichica e molto poco una fonte per individuare risorse e cambiamenti. “Lo dice il Rorschach!” Ma quale Rorschach e quali rorschachisti!

Il Rorschach sta diventando per i Giudici una sorta di fantasma onnipresente del quale non conoscono i codici di linguaggio e dal quale, spesso, dovrebbero difendersi ma purtroppo non ne hanno gli strumenti.

Quanti di voi leggeranno queste righe e rappresentano quella categoria di colleghi attenti e rispettosi dello strumento, non potranno che condividere tali tristi riflessioni e mi perdoneranno le sfogo.

Pertanto credo sia giunto il momento di confrontarsi ed informo i colleghi che è mia volontà organizzare per Venerdì 17 Febbraio alle 14,30 un incontro finalizzato a riflettere insieme su questa tematica.

Patrizia Pes

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