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Sull’uso della Psicodiagnostica Rorschach in ambito giuridico forense

L’uso della Psicodiagnostica Rorschach nell’ambito giuridico forense meriterebbe, oggi, un disciplinare condiviso che eviterebbe pretestuose polemiche tra coloro più interessati alla salvaguardia del proprio incarico che al rispetto dell’etica professionale e del valore scientifico dello strumento Rorschach.

Le discussioni, non giustificate da oggettive ed indiscutibili ragioni, confondono i non addetti ai lavori che non conoscono la disciplina Rorschach, come magistrati ed avvocati, discreditando così l’attendibilità della Tecnica di Indagine della Personalità più affidabile e precisa che si conosca. Leggere note critiche prive di fondamenti e logica rivolte a referti Rorschach ineccepibili è deprimente per chi, come chi scrive, ha dedicato alla disciplina quarant’anni d’attività professionale.

Questo articolo nasce appunto da una recentissima controversia tra periti di cui sono venuto a conoscenza, e si può inscrivere in uno scenario odierno che vede una sempre più ampia diffusione dell’uso del Rorschach in ambito giuridico forense, nel quale questo reattivo assurge spesso ad unico strumento cui affidarsi nella risposta peritale.

Sull’onda di questa realtà si vedono nascere una serie di associazioni che si affannano a offrire corsi più che mai variegati per venire incontro alla crescente domanda di formazione di tanti giovani aspiranti periti/consulenti, che percepiscono in questo panorama il miraggio di concrete opportunità di lavoro. Molte di queste “scuole” non hanno una base metodologica che affondi le radici in un contesto scientifico storicamente collocato nel campo della diagnostica psicologica, ed inoltre, come se non bastasse, esiste ancora una grande confusione rispetto ai diversi metodi di Raccolta e Siglatura del Test di Rorschach.

Si assiste addirittura alla nascita di vere e proprie “leggende metropolitane” secondo le quali vi sarebbero metodi Rorschach più accreditati e validi di altri presso i tribunali.

A tale proposito è opportuno fare chiarezza: tutti i metodi di siglatura e interpretazione del Test sono validi e attendibili, purchè si fondino su un sistema strutturato, che rispetti i postulati base originari sviluppati da Hermann Rorschach nel 1921, e facciano riferimento a tarature nazionali aggiornate.

In effetti il metodo originale frutto degli studi e delle sperimentazioni di Hermann Rorschach e pubblicato in Psychodiagnostik risulta a tutt’oggi un sistema Rorschach valido e completo, che consentirebbe di effettuare una diagnosi differenziale attendibile anche su un Protocollo raccolto ai giorni nostri. Tutti gli studiosi che hanno negli anni sviluppato un proprio approccio metodologico (Bohm, Loosli-Usteri, Rizzo, Klopfer, Exner, Chabert e tanti altri), compresi quelli fondati su modelli teorici distanti tra loro (come ad esempio il Comprehensive System di John Exner, basato su una lettura esclusivamente psicometrica, e quello di Catherine Chabert, che offre invece un’interpretazione del Test prevalentemente psicodinamica), sottolineano l’importanza di attenersi rigorosamente al metodo senza tradire le logiche originarie dello strumento.

Pertanto qualunque metodo Rorschach che faccia propri tali principi è da considerarsi valido.

Ciò che cambia, piuttosto, fra le diverse scuole, è la complessità dei piani di lettura del referto Rorschach e la conseguente maggiore o minore ricchezza e profondità del profilo di personalità che da esso si può trarre. L’utilizzo di un metodo piuttosto che un altro non implica una maggiore o minore attendibilità del Test, bensì la possibilità di una maggiore o minore ampiezza investigativa ed una più raffinata diagnosi differenziale. Per esempio, volendo valutare alla cieca uno Specchio dei Computi elaborato con la siglatura proposta da Hermann Rorschach (il sistema di siglatura più semplice in assoluto) difficilmente potremmo diagnosticare un Disturbo di Personalità.

La controversia fra periti cui accennavo all’inizio di questo scritto si basava unicamente sull’assurdo postulato, espresso da una delle parti (il cui obiettivo era probabilmente di screditare quella che in realtà era una corretta psicodiagnosi Rorschach), che la prova non fosse attendibile in quanto due persone avevano lavorato al Test, una alla Raccolta e Siglatura, l’altra alla stesura del profilo.

Credo sia opportuno chiarire questo punto per evidenziare l’inconsistenza di una critica siffatta.

Il Rorschach è sì un proiettivo, ma innanzitutto è uno strumento psicometrico che si fonda su basi numeriche, che derivano dalla traduzione delle interpretazioni fornite dal soggetto in codici convenzionali detti Siglature che formano indici, percentuali e medie che, confrontate coi dati normativi della popolazione di riferimento, danno origine al profilo di personalità.

Questo è un aspetto indiscutibile e assiomatico, che prescinde da ogni altra variabile interpretativa pur tenendone conto: l’esperto Rorschach è infatti formato per tenere nella necessaria considerazione queste variabili e non lasciarsene influenzare sia nella fase di raccolta delle risposte sia nel successivo lavoro di siglatura e codifica delle stesse.

In questo senso, un somministratore esperto è in grado di raccogliere un Test in un modo obiettivo, tenendo in adeguato conto il setting, le risposte del soggetto e anche il suo comportamento non verbale, conducendo e trascrivendo l’Inchiesta in modo tale che il Protocollo possa essere siglato e interpretato da qualunque altro collega competente: uno stesso Rorschach, quando viene raccolto con il necessario rigore metodologico, si presta perfettamente  a essere siglato e interpretato anche da esperti che impiegano altri metodi di siglatura pervenendo a conclusioni diagnostiche in larga parte sovrapponibili.

Questo di fatto avviene in ogni Congresso Rorschach, in cui esperti psicodiagnosti di formazione e provenienza diversa discutono su Protocolli presentati dai colleghi, ed avviene anche in molti Paesi nei quali si prevede che nei percorsi di valutazione psicodiagnostica, i Test vengano raccolti e interpretati da figure professionali diverse e specificamente competenti: un professionista che raccoglie e sigla il Test, e un clinico che lo interpreta.

Ad esempio è proprio grazie al rigore metodologico con cui il nostro fondatore, Carlo Rizzo, raccolse i suoi primi Protocolli negli anni ‘30, che oggi possiamo condurre senza difficoltà ricerche comparative.

Semmai, un terreno fertile sul quale da sempre fioriscono controversie e critiche alla tecnica Rorschach, è quello della soggettività dell’esaminatore nell’attribuzione della qualità formale delle interpretazioni che rappresenta nella Psicodiagnostica Rorschach l’elemento centrale per la diagnosi differenziale. Per fortuna oggi i rorschachisti possono affidarsi a uno strumento quale il SIGLAROR, sviluppato dalla Scuola Romana Rorschach proprio per rispondere concretamente al bisogno di obiettività e sicurezza del somministratore grazie ai criteri di attribuzione delle qualità formali, valutate per frequenza statistica su un campione rappresentativo della popolazione italiana e per convergenza di giudizio di una commissione internazionale di esperti.

È indubbio che il Rorschach sia di straordinario ausilio nei diversi ambiti di valutazione medico-legale e giuridico-forense, pertanto al fine di regolamentarne il suo corretto utilizzo, che eviterebbe  inutili controversie, si avverte più urgente che mai il bisogno di delineare nuove norme.

Il lavoro sulle “Linee guida per l’utilizzo dei test psicologici in ambito forense”, redatto da Paolo Capri, Alessandro Crisi e Stefano Mariani, andrebbe oggi incrementato con un disciplinare specifico e dettagliato sul Test di Rorschach che per sua natura, essendo uno strumento complesso, senza uno specifico regolamento condiviso, si può prestare facilmente a controversie. E’ mia intenzione organizzare al più presto una tavola rotonda con i più validi colleghi del “mondo delle Macchie d’Inchiostro”, per dibattere sull’argomento e produrre un protocollo di intesa che possa disciplinare l’impiego del Rorschach all’interno dell’iter peritale.

 

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