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Transfert e Controtransfert nella pratica Rorschach

“E  lei cosa ne pensa del transfert, dottor Jung ?”  fu questa  la domanda  che Freud pose al suo giovane collega svizzero, Carl Gustav Jung,  nel 1907 nel corso del loro primo incontro a Vienna. Jung rispose che il transfert era l’alfa e l’omega del trattamento analitico, concordando pienamente con il Maestro viennese sull’importanza di questo fattore. In quel momento storico il movimento psicoanalitico stava acquistando peso e rilievo a livello internazionale. In quegli stessi anni Hermann Rorschach stava completando i suoi studi di medicina presso l’università di Zurigo, avendo come  docenti  Eugen Bleuler,  colui che aveva introdotto il pensiero freudiano in Svizzera,  e lo stesso Carl Gustav Jung. Da quest’ultimo aveva appreso  gli elementi della dottrina psicoanalitica nel corso di una serie di lezioni che Jung aveva tenuto presso l’Università di Zurigo,  ma dal suo docente  aveva anche  appreso  il Reattivo  di Associazione Verbale.  Il Reattivo  era una prova psicologica  che Jung aveva costruito e che  sperimentava presso l’Ospedale Psichiatrico Burghölzli,  luogo dove il giovane allievo Hermann Rorschach svolgeva il suo praticantato in psichiatria.

Hermann Rorchach entrò dunque in contatto con il pensiero psicoanalitico fin dagli anni dell’università e  mantenne questo interesse per tutta la vita: tra il 1909 ed il 1913  egli frequentò un gruppo di psicoanalisti zurighesi tra cui Oskar Pfister e Ludwig Binswanger, nel 1912 pubblicò il suo primo articolo di argomento psicoanalitico, nel 1919 fondò, insieme ad altri colleghi,la Società Svizzeradi Psicoanalisi, divenendone vicepresidente.

Il primo lavoro sull’interpretazione psicoanalitica di un Protocollo fu scritto proprio da Hermann Rorschach e  venne pubblicato postumo nel 1923 da Emil Oberholzer, all’epoca presidente della Società Svizzera di Psicoanalisi. Questi, nella prefazione all’articolo, scrisse:  “In Psichodiagnostik egli (Rorschach) aveva  già brevemente discusso il rapporto tra la psicoanalisi e il test, ma in questo lavoro espone  quanto siano più profonde le relazioni esistenti tra le due procedure” 1).  Le interconnessioni tra la Prova Rorschach e la teoria psicoanalitica nascono dunque  all’interno dell’esperienza professionale di Hermann Rorschach, psichiatra e psicoanalista egli stesso.

Tra la situazione della terapia analitica e le condizioni di somministrazione del Rorschach esistono molte analogie:  il tempo ed il luogo sono rigorosamente determinati,  l’analista e il somministratore devono essere sconosciuti al paziente ed eludono le sue  domande dirette, creando così la possibilità per l’emergenza di vissuti personali che vengono proiettati sulla figura dell’analista o del somministratore. Questa dinamica è definita   transfert. Ma a questa dinamica transferale  è collegata la risposta inconscia da parte del terapeuta o  psicodiagnosta che viene definita controtransfert.

Durante il secolo scorso vi sono stati  numerosi  studi e ricerche sull’interpretazione psicoanalitica del Rorschach che hanno  permesso di approfondire e dilatare l’orizzonte della psicodiagnosi. In questo ambito il concetto di transfert/controtransfert è divenuto un elemento significativo per l’analisi del rapporto somministratore/paziente.

La presenza di dinamiche transferali e controtransferali nel Rorschach ed i suoi possibili influssi  sull’andamento della Prova  sono stati analizzati per la prima volta  dall’americano Roy Schafer (1954). Questi temi sono stati trattati dunque con molto ritardo rispetto alla nascita del Rorschach:  l’attenzione che gli studiosi  hanno dedicato a questo argomento ha incontrato infatti  un percorso lungo e difficile. La valutazione  dei fattori soggettivi come variabili presenti nel campo del rapporto analista-paziente come pure tra somministratore e  paziente  ha incontrato molte resistenze tra gli studiosi. Il punto di svolta é stato il momento in cui si é iniziato a considerare  le situazioni di analisi e  di psicodiagnosi come forme di  relazione interpersonale.  All’interno di questa relazione  si verificano due  eventi fondamentali: un gioco di proiezioni  che danno luogo al  transfert del paziente    e la risposta dell’ esaminatore (o analista) che determina il  controtransfert.  Queste dinamiche hanno un ruolo attivo sia nella produzione  e nella qualità delle Risposte, per quanto riguarda il soggetto in esame, sia nella valutazione  e nella diagnosi  per quanto riguarda l’operatore. L’analisi   di queste componenti permette di analizzare il Protocollo in un contesto clinico  più ampio e più ricco.

Le componenti di personalità del terapeuta/somministratore  possono intervenire nella relazione interpersonale,  nonostante il rigore del setting.

Possiamo dire che storicamente il mondo della psicologia  ha  visto come pericolosa la presenza dei fattori soggettivi nell’ambito di una situazione di cura o di psicodiagnosi. Questo é uno dei motivi per cui, a mio giudizio,  il riconoscimento della presenza di dinamiche di transfert e di controtransfert nella situazione Rorschach  ha conosciuto un’evoluzione così lenta.  Il  concetto di neutralità, così caro a Freud e a tutti coloro  che volevano dare un assetto oggettivo  allo studio della psiche, ha  dato ottimi risultati ma ha generato anche alcune distorsioni.

Ora siamo  in grado di accogliere i fattori soggettivi – e le inevitabili difficoltà ad essi collegate -  come un elemento che può arricchire la cura, la psicodiagnosi e tutti gli ambiti consimili, senza per questo alterarne la fisionomia o annullare i necessari criteri di oggettività. L’importante é la consapevolezza che questi aspetti soggettivi esistono e sono comunque presenti nel campo. Sta a noi saperli gestire e trarre da essi  ulteriori strumenti di conoscenza,  come sosteneva Freud: “…ciascuno possiede nel proprio inconscio  uno strumento con cui può interpretare  le espressioni dell’inconscio degli altri” 2)

Per comprendere meglio queste e dinamiche  che  nascono e si sviluppano all’interno della situazione Rorschach  possiamo far riferimento  a questo grafico che illustra  una mappa delle principali dinamiche sottese alla relazione paziente-esaminatore.

Nella dinamica esaminatore-soggetto possiamo vedere come sia complessa la relazione e su quanti livelli si articoli. Nella situazione Rorschach  l’Io del paziente modula l’interazione tra percetto e le proprie immagini interne e, nello stesso tempo,  gestisce la relazione con l’esaminatore. I due processi sono interdipendenti, nel senso che le Risposte non provengono soltanto dall’interazione  tra i dati percettivi della Macchia e le associazioni dell’individuo in esame, ma sono anche una reazione al rapporto, conscio e inconscio,  che si stabilisce tra le due  persone. Ad esempio un Rifiuto può derivare da una reazione di ostilità verso il somministratore. Le frecce indicano la molteplicità delle dinamiche e la complessità degli intrecci tra zona cosciente e zona inconscia  delle due persone.

Le dinamiche transferali e controtransferali si sviluppano in un arco di tempo delimitato, ma molto intenso. In uno spazio/tempo circoscritto  si giocano un incontro  ed un intreccio tra passato e presente. “Nell’incontro – scrive Roland Barthes -  io  mi meraviglio per aver trovato qualcuno che, con pennellate consecutive e ogni volta precise, porta a termine senza cedimenti il quadro del mio fantasma” 3).

Nella situazione Rorschach il tempo viene contratto in un unico incontro. Nella situazione terapeutica l’analisi del transfert richiede una durata nel tempo che permetta ai vissuti emotivi, agli affetti, ai ricordi consci ed inconsci di distillare  la loro carica energetica. In questo modo il paziente può avere la possibilità di riappropriarsi di quegli elementi che aveva proiettato sulla figura dell’analista.

Nel corso della somministrazione del  Rorschach l’inconscio del soggetto in esame  viene costellato con grande intensità,  questo può avere la connotazione di una vera e propria tempesta emotiva, ma tutto ciò non può essere recuperato dalla coscienza. Il transfert nella situazione Rorschach possiede una sua fisionomia peculiare, non può essere elaborato, la sua lettura rimane nelle mani dell’esaminatore, il quale, a differenza dell’analista, non può condividere con il paziente certi livelli di consapevolezza.

L’analisi del transfert   permette di ricostruire il percorso chela Risposta Rorschachha seguito passando dal contenuto latente al contenuto manifesto, ma dietrola Risposta  si affacciano, come un volto che emerge da uno specchio scuro,  i fantasmi dei vissuti infantili  che cercano uno scenario per rappresentarsi in una dimensione di eterno presente. Questi elementi vanno a  costellare l’inconscio dell’esaminatore, che a sua volta produce una serie di reazioni. E’ essenziale che il somministratore sia in grado di analizzare il proprio controtransfert, ciò gli permetterà di osservare lo scenario fantasmatico  che si é venuto a creare  tra sé ed il paziente. Entrano in campo forze  che affondano le loro radici nella storia individuale di ciascuno dei due. E’ importante che l’operatore conosca i propri  punti di scivolo, che  sia cioè consapevole dell’interferenza che alcuni elementi affettivi possono avere sulla sua prestazione professionale. Ad esempio errori di siglatura e/o di valutazione da parte di una persona esperta, rivelano una reazione controtransferale che passa al di sotto della coscienza, come un fiume sotterraneo che all’improvviso si affaccia alla luce del sole.

Sarebbe auspicabile da parte di  chi si occupa di psicodiagnosi Rorschach seguire un percorso di psicoterapia personale allo scopo di  ampliare la consapevolezza del proprio mondo interiore. Il Rorschach è uno strumento di indagine che diventa molto più potente se colui che lo gestisce ha compiuto un iter di conoscenza volto non solo all’esterno, ma anche verso il proprio interno. Nessun analista – sosteneva Jung – può portare un paziente oltre il limite da lui stesso raggiunto nell’elaborazione dei propri complessi. Ma possiamo dire la medesima cosa per tutti coloro che lavorano nell’ambito della psicodiagnosi  e della cura psicologica in generale.

 

Maria Fiorentino, psicoanalista A.I.P.A.–I.A.A.P. Scuola Romana Rorschach

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

1) Rorschach, H. (1921) Psychodiagnostik,  Psicodiagnostica, Roma, Kappa, 1981, p.135

2)  Jung, C.G. Die Psychologie der Uebertragung, (1946) La psicologia del transfert,  in Opere, Vol. XVI, Torino, Boringhieri, 1970.

3) Freud, S. (1913) Die Disposition zur Zwangneurose  La disposizione  alla nevrosi ossessiva in Opere, Vol. VII, Torino, Boringhieri, 1969, p. 445.

4) Barthes, R. (1977) Fragments d’un discours amoureux, Frammenti di un discorso amoroso, Torino, Einaudi, 1979, p.110

5) Schafer, R.(1954) Psychoanalytic Interpretation in Rorschach Testing, L’interpretazione psicoanalitica del Rorschach, Torino, Boringhieri, 1971.

6)  Chabert, C. (1983)    Le Rorschach en clinique adulte. Interprétation psychoanalytique, Bordas, Paris, Il Rorschach nella clinica adulta, Milano, Hoepli, 1988.

7)   Lerner, P.  (1998)  Psychoanalitic Perspectives on the Rorschach, The Analytic Press, New Jersey, Il Rorschach, una lettura psicoanalitica, Milano, Cortina, 2000.

 

 

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